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Breve guida alla Strategia Nazionale per l’inclusione di rom e sinti

A metà del suo percorso, la Strategia nazionale 2021 2030 per l’inclusione di rom e sinti rappresenta un tentativo di superare l’approccio emergenziale e affrontare in modo strutturale disuguaglianze e discriminazioni. Inserita nel quadro europeo, la Strategia si fonda su sei aree di intervento integrate, una governance multilivello e il coinvolgimento diretto delle comunità. Il contrasto all’antiziganismo resta il nodo centrale per rendere effettivi i diritti all’abitare, all’istruzione, al lavoro e alla salute.

Siamo giunti al giro di boa di un decennio che avrebbe dovuto (e in parte sta provando a) riscrivere le politiche di inclusione nel nostro Paese. Lanciata nel 2021 in risposta alle sollecitazioni europee, la “Strategia nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di rom e sinti 2021-2030” non è più solo una promessa sulla carta, ma un processo in svolgimento. A cinque anni dal suo avvio, è tempo però di chiedersi quanto di quella dichiarazione d’intenti si sia effettivamente tradotto in cambiamenti strutturali. Se il periodo 2012-2020 è stato dominato dal faticoso tentativo di scardinare la logica dei campi, oggi la sfida si è fatta più profonda e complessa. Le parole d’ordine che hanno inaugurato questo arco temporale, uguaglianza, inclusione e partecipazione, risuonano ora con un’urgenza diversa. Non si tratta più soltanto di gestire un’emergenza abitativa, ma di consolidare un cambio di paradigma che vede rom e sinti non come beneficiari passivi di welfare, ma come cittadini attivi e protagonisti del loro destino. In questi primi cinque anni, il percorso ha mostrato luci e ombre: se da un lato la partecipazione ai tavoli decisionali è diventata una prassi più strutturata, dall’altro la lotta all’antiziganismo resta il fronte più critico per garantire che i diritti all’abitare, al lavoro e all’istruzione diventino finalmente una norma universale. Questo articolo prova a fare il punto su quella strategia, per guardare con più consapevolezza al futuro.

La Strategia italiana per rom e sinti nel quadro dell’azione europea per l’inclusione

La cosa migliore è cominciare questo approfondimento dal contesto. La Strategia italiana, infatti, non si muove nel vuoto, ma è il riflesso di un impegno continentale più ampio: il Quadro strategico dell’UE per i rom 2021-2030. Questa “bussola” europea ha imposto agli Stati membri di smettere di guardare alla questione rom come a un problema locale isolato, inserendola invece in un’agenda globale per l’uguaglianza. Uno degli elementi più innovativi di questo quinquennio è stato l’adozione sistematica dell’approccio intersezionale. Come sottolineato nel report dell’UNAR, le discriminazioni non viaggiano mai sole: la vita di una donna rom, di un giovane sinto o di una persona rom appartenente alla comunità LGBTIQ+ è segnata da sovrapposizioni di pregiudizi che richiedono risposte integrate. Per questo motivo, la Strategia 2021-2030 lavora oggi in “combinato disposto” con altri strumenti fondamentali gestiti dall’UNAR:

  • il Piano Nazionale contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza;
  • la Strategia nazionale LGBTI+;
  • le politiche sulla parità di genere.

Questa sinergia non è solo formale: l’obiettivo è evitare che le politiche per rom e sinti rimangano un “ghetto amministrativo”. Coordinare questi piani significa garantire che la parità di trattamento diventi un principio trasversale, capace di proteggere l’individuo in tutte le sue sfaccettature, riducendo le inefficienze e ottimizzando l’uso dei fondi europei (FSE+ e FESR) previsti per il ciclo 2021-2027. Arrivati a metà percorso, la sfida è trasformare questa cooperazione istituzionale in benefici tangibili per chi vive ogni giorno sulla propria pelle la complessità di queste identità.

Rom e sinti in Italia: tra percezione e dati reali

Spesso il dibattito pubblico su rom e sinti è viziato da una percezione distorta della realtà, alimentata da un immaginario fermo a decenni fa. I dati ufficiali ci restituiscono invece un quadro molto diverso: in Italia si stima la presenza di circa 120.000-150.000 persone, di cui circa la metà ha la cittadinanza italiana. Il dato più dirompente riguarda però l’abitare: l’ultimo monitoraggio ISTAT ha evidenziato come la popolazione residente negli insediamenti si sia drasticamente ridotta nel tempo. Questo significa che la stragrande maggioranza della popolazione romaní vive in contesti abitativi ordinari, lontano dai riflettori della cronaca e dai pregiudizi legati al “nomadismo”, un concetto ormai del tutto superato e non rappresentativo di una comunità che è, per la quasi totalità, stanziale. Tuttavia, la barriera più difficile da abbattere non è fatta di cemento, ma di pregiudizio: l’antiziganismo. Definito dal Consiglio d’Europa come una forma specifica di razzismo basata su secoli di “alterizzazione”, esso rappresenta la causa profonda dell’esclusione sociale. Come emerso dalle indagini di Eurobarometro, ancora oggi una porzione rilevante della società italiana nutre diffidenza verso rom e sinti nell’accesso al lavoro o nella semplice convivenza di vicinato. Riconoscere l’antiziganismo non è un esercizio accademico, ma il presupposto necessario affinché le azioni previste dalla Strategia non siano solo “pezze” su un abito logoro, ma un autentico cambio di rotta.

Quanti sono e come vivono i rom e i sinti in Italia?

I 6 pilastri dell’inclusione secondo la Strategia nazionale

Questo cambio di rotta si concretizza in un’architettura operativa che abbandona definitivamente la logica dei compartimenti stagni. Per trasformare i principi in realtà tangibile, la Strategia 2021-2030 si articola su sei assi tematici profondamente interconnessi, definiti in linea con le raccomandazioni europee. Queste aree non sono semplici voci di spesa, ma i binari su cui deve correre l’inclusione nei territori.

  1. Antiziganismo e contrasto alla discriminazione: l’asse trasversale che mira a decostruire i pregiudizi sistemici e a supportare le vittime attraverso il monitoraggio dei discorsi d’odio e il supporto legale.
  2. Istruzione inclusiva di qualità: non solo iscrizione scolastica, ma contrasto alla dispersione, supporto nel passaggio tra cicli di studio e promozione della storia romani nei programmi scolastici per favorire il reciproco riconoscimento.
  3. Occupazione sostenibile: il passaggio dalle politiche assistenziali all’inserimento nel mercato del lavoro ordinario, valorizzando competenze come quelle legate all’economia circolare e all’autoimprenditorialità di giovani e donne.
  4. Alloggio e diritto all’abitare: il superamento definitivo degli insediamenti emergenziali a favore di soluzioni de-segregate (edilizia popolare, housing first, micro-aree familiari) che garantiscano l’accesso ai servizi essenziali.
  5. Salute e assistenza socio-sanitaria: la riduzione del divario nelle aspettative di vita attraverso una sanità di prossimità, l’impiego di mediatori sanitari e la rimozione delle barriere burocratiche per l’accesso alle cure.
  6. Arte, storia e cultura: la valorizzazione della lingua romaní e della memoria storica (in particolare del Porrajmos, lo sterminio nazifascista) come strumenti di cittadinanza attiva e orgoglio identitario.

Questa struttura riflette la necessità di un approccio olistico, che evidenzia come sia impossibile risolvere il problema della casa senza affrontare quello del lavoro, o garantire il successo scolastico ignorando le discriminazioni che i minori subiscono quotidianamente.

Leggi Bagliori di Speranza – rapporto 2024 sulle condizioni di vita dei rom e sinti in Italia

Dalla teoria alla pratica: i processi di intervento

Affinché le sei aree tematiche non rimangano un elenco di buone intenzioni, la Strategia si è dotata di un “motore” che unisce modalità di intervento e strutture decisionali. Non si tratta solo di “cosa” fare, ma di stabilire una responsabilità chiara su “chi” debba agire e “come” monitorare i risultati. Al centro di questo sistema c’è una governance multilivello coordinata dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), che funge da Punto di Contatto Nazionale (PCN). Il vero cambiamento, però, avviene a livello territoriale: la Strategia ha istituzionalizzato la creazione di Reti di Città Metropolitane e di Regioni, che attraverso i Piani d’Azione Locale (PAL) e Regionale (PAR) traducono gli obiettivi nazionali in progetti concreti. Questo passaggio è fondamentale per garantire l’accountability: l’uso dei fondi (FSE+ e FESR) è vincolato al raggiungimento di traguardi intermedi verificabili.

Il “come” si interviene è guidato da tre processi chiave:

  • empowerment e Partecipazione Attiva: si è passati dal progettare “per” i rom al progettare “con” i rom. Strumenti come la Piattaforma Nazionale e il Forum delle Comunità assicurano che i diretti interessati (in particolare giovani e donne) abbiano voce nei processi decisionali;
  • regolarizzazione dello status legale: un intervento cruciale per la partecipazione civica è la lotta all’invisibilità. La Strategia supporta percorsi di “emersione” per le persone in situazioni di apolidia de facto o con difficoltà documentali, presupposto essenziale per accedere a qualsiasi altro diritto (casa, lavoro, scuola);
  • monitoraggio e Valutazione (M&E): Arrivati a metà percorso, la misurazione dell’impatto è rigorosa. Ogni intervento viene valutato non solo per la spesa effettuata, ma per l’effettivo miglioramento della qualità della vita, permettendo di correggere le inefficienze in itinere;

Questa architettura, che fonde governance tecnica e processi sociali, assicura che la Strategia non rimanga un binario morto, ma un organismo dinamico capace di adattarsi alle diverse realtà regionali italiane.

Qui il testo completo della Strategia nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di rom e sinti 2021-2030

Monitorare la Strategia: il report 2022-2024

Se la struttura teorica della Strategia è solida, l’analisi della sua messa a terra rivela un quadro a tinte contrastanti. L’ultimo monitoraggio indipendente (maggio 2022 – dicembre 2024), realizzato da Associazione 21 luglio e Consorzio Nova, evidenzia che la Strategia nazionale (NRSF) non sia stata ancora formalmente adottata dal Governo con una ratifica definitiva, un’assenza che la rende politicamente fragile e priva di una chiara struttura operativa. Inoltre, ad oggi, manca ancora un piano d’azione dettagliato e un sistema di monitoraggio affidato a un ente specifico. Questo porta l’UNAR a concentrarsi più sulla gestione dei fondi che sulla pianificazione concreta delle attività.

Sul piano pratico, i limiti sono evidenti in settori chiave.

  • Antiziganismo: le iniziative e le indagini condotte finora sono giudicate insufficienti. La persistente normalizzazione del razzismo nei media e nel discorso politico continua a minacciare la sicurezza delle comunità.
  • Lavoro e Scuola: non si registrano progressi significativi nell’occupazione, mentre nell’istruzione il coinvolgimento dei rom nei processi decisionali resta marginale.
  • Emergenza abitativa: circa 10.000 persone vivono ancora in condizioni di grave precarietà in insediamenti monoetnici, spesso isolati e privi di servizi essenziali.

Nonostante queste ombre, emergono anche segnali incoraggianti. L’Italia può contare su una “potenza di fuoco” finanziaria senza precedenti: 20 milioni di euro gestiti dall’UNAR e altri 40 milioni dal Ministero del Lavoro tramite il PN Inclusione 2021-2027. Inoltre, un numero crescente di Comuni si sta impegnando seriamente nel superamento degli insediamenti e nella riduzione degli sgomberi forzati, mentre iniziative simboliche come la prima Settimana nazionale per la promozione della cultura romaní (2024) indicano un desiderio di maggiore inclusione. La sfida per i prossimi anni è chiara: trasformare questa disponibilità economica e i segnali positivi dei territori in un’agenda politica ratificata e operativa. Solo così l’uguaglianza e la partecipazione smetteranno di essere obiettivi su carta per diventare diritti vissuti dai cittadini ancora intrappolati nelle periferie del Paese.

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