Campo rom di Zona ASI (Giugliano in Campania), dove nessuno guarda mancano acqua ed elettricità
Il comune di Giugliano in Campania ospita un’importante presenza di comunità rom e sinti, concentrate soprattutto in due “campi” attrezzati: via Carrafiello e Zona ASI. In quest’ultimo, vivono circa 120-130 persone, distribuite in 18 container. Nessun ente del terzo settore opera stabilmente al suo interno, e ad oggi non risulta alcun piano ufficiale di superamento dell’insediamento.
Nella Città Metropolitana di Napoli, la situazione delle comunità rom è segnata da una diffusa emergenza abitativa: secondo il rapporto Figli dell’abbandono dell’Associazione 21 luglio, circa 3.000 persone vivono in insediamenti formali e informali nell’area, pari allo 0,11% della popolazione. Si tratta di un dato molto superiore alla media nazionale. In particolare, il comune di Giugliano in Campania è quello in cui si concentra il maggior numero di presenze, distribuite in due insediamenti formali (Carrafiello e Zona ASI) più altri informali. Mentre via Carrafiello, il primo dei due villaggi attrezzati, ha ottenuto negli ultimi anni attenzione istituzionale, mediatica e persino europea, la Zona ASI resta uno dei casi meno indagati e meno seguiti dell’intera area metropolitana.
Leggi il report Figli dell’abbandono
Breve storia del campo di Zona ASI
Il nucleo originario della comunità di Zona ASI arriva in Italia negli anni Novanta, in fuga dal conflitto in Bosnia-Erzegovina, e si stabilisce informalmente nei pressi della zona industriale di Giugliano. Nel primo decennio degli anni Duemila l’insediamento informale cresce fino a raggiungere un picco di circa 800 persone presenti al suo interno. Nel 2011,su disposizione della Procura di Napoli, l’insediamento informale viene sgomberato per motivi igienico-sanitari. 224 persone vengono trasferite nel nuovo “villaggio attrezzato”, costruito dal Comune con 24 moduli abitativi in container; oltre 500 restano escluse, dando origine alla lunga diaspora che porterà, attraverso nove sgomberi in 14 anni, alla nascita dell’insediamento di via Carrafiello. Negli anni seguenti, a differenza del resto della comunità, le famiglie assegnatarie dei container restano nello stesso luogo, ma senza che le condizioni abitative vengano mai realmente aggiornate o messe in sicurezza. Oggi, dei 24 container iniziali, 18 sono ancora abitati, 2 sono andati bruciati, 4 sono stati abbandonati. In tutto, come detto, nel campo risiedono circa 120-130 persone, prevalentemente di origine bosniaca.
Leggi anche l’approfondimento sul campo di via Carrafiello
Come si vive nel campo di Zona ASI
Rispetto agli altri insediamenti della Città Metropolitana di Napoli, Zona ASI è quello in cui è più difficile raccogliere testimonianze dirette per conoscere le reali condizioni di vita. Nessuna associazione del terzo settore, infatti, vi opera stabilmente, e la diffidenza degli abitanti è molto marcata.
A partire dal 13 maggio 2026, le condizioni di vita nel campo hanno subito un ulteriore, drammatico peggioramento a causa dell’interruzione totale della fornitura idrica e, poco dopo, del distacco dell’energia elettrica. Questa emergenza ha privato le famiglie, tra cui numerosi minori, di servizi essenziali come la conservazione di cibi e medicinali tramite frigoriferi e l’uso di ventilatori durante le ondate di calore estive, creando una grave crisi umanitaria all’interno di un insediamento formale.
I container, forniti all’origine di allaccio elettrico, idrico e fognario, oggi versano in condizioni di abbandono avanzato. L’approvvigionamento idrico è irregolare: diverse famiglie si affidano a cisterne private per sopperire alla mancanza d’acqua corrente. La raccolta rifiuti, garantita da cinque bidoni all’ingresso dell’insediamento, avviene senza una cadenza regolare, a volte ogni settimana, altre volte anche dopo un mese.
«Il Comune l’ha aperto. Il Comune qua non ci aiuta niente a nessuno. L’immondizia la vedi? Vengono a fare foto ogni tanto. Ogni tanto vengono gli assistenti sociali del Comune.»
(testimonianza, uomo rom bosniaco, circa 30 anni)
«Noi abbiamo chiesto 100 migliaia di volte al sindaco. Il sindaco Pirozzi è venuto a vedere qualche anno fa. Anche Salvini è venuto. Hai visto che situazione?»
(testimonianza, uomo rom italiano, 31 anni)
Non esistono dispositivi antincendio, nonostante gli incendi che negli anni hanno già distrutto due dei container originari, un rischio che gli stessi abitanti descrivono come impossibile da contenere senza l’intervento dei vigili del fuoco.
Per quanto riguarda la scuola, il Comune di Giugliano garantisce da oltre dieci anni un servizio di trasporto scolastico dedicato all’insediamento. Le poche testimonianze raccolte confermano una frequenza scolastica regolare per alcuni minori. L’assenza di enti che seguano stabilmente il campo, però, rende difficile stimare con precisione quanti bambini siano effettivamente iscritti e quanti frequentino con continuità.
Cosa (non) è stato fatto per superare il campo di Zona ASI?
La gestione del campo ha raggiunto un punto di rottura nel 2026. Il 12 luglio 2026, l’Associazione 21 luglio ha indirizzato una nota formale al Comune denunciando la violazione dei diritti umani e l’assenza di servizi essenziali. In risposta, il 31 luglio 2026 il Sindaco ha emesso l‘Ordinanza N. 321/2026, che disponeva il ripristino immediato di acqua ed elettricità. Tuttavia, ad oggi, l’ordinanza non è stata eseguita dagli uffici comunali. Per ovviare a questo stallo, è stata istituita una cabina di regia regionale, un organismo inedito in Italia, nato da un intenso lavoro di advocacy, con l’obiettivo di affidare alla Regione Campania il coordinamento del superamento degli insediamenti presenti sul territorio. Parallelamente, prosegue il percorso per l’applicazione del Modello MA.REA per il superamento definitivo dell’insediamento.
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