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“Campo rom” di Collegno, storia di un superamento riuscito

Il campo rom di Strada della Berlia, a Collegno, è stato per oltre vent’anni uno dei più grandi insediamenti monoetnici del Piemonte. Nato negli anni Novanta come area di sosta attrezzata, si è trasformato nel tempo in un villaggio stabile segnato da isolamento e marginalità. A partire dal 2020, grazie a un’azione coordinata tra Comune, servizi sociali e terzo settore, è stato avviato un percorso di superamento non emergenziale che ha portato alla ricollocazione di tutte le famiglie in abitazioni convenzionali e alla chiusura definitiva del campo nell’estate 2023.

In Italia, la gestione dei cosiddetti “campi nomadi” rappresenta una delle eccezioni più rilevanti nel panorama europeo delle politiche rivolte alle comunità rom e sinte. A partire dagli anni Ottanta, numerose regioni e amministrazioni locali hanno adottato leggi e regolamenti che prevedevano la realizzazione di insediamenti separati e monoetnici, spesso collocati in aree periferiche, industriali o degradate. Il presupposto di tali politiche risiedeva nell’idea (errata) che Rom e Sinti fossero popolazioni nomadi da gestire con soluzioni abitative temporanee e segregate. Il risultato è stato la creazione di un vero e proprio sistema dei campi, unico nel suo genere in Europa occidentale:

  • spazi etnicamente separati,
  • con infrastrutture minime o carenti,
  • lontani dai servizi,
  • abitati stabilmente per decenni, nonostante fossero formalmente pensati come aree di sosta temporanea.

Negli altri Paesi dell’Unione Europea, salvo rare eccezioni, non esistono campi etnici istituzionalizzati. Dove sono presenti insediamenti informali, vengono generalmente affrontati attraverso politiche abitative ordinarie e non tramite la creazione di campi dedicati. È proprio questa “eccezionalità italiana” ad aver prodotto nel tempo concentrazioni di marginalità, esclusione residenziale e stigmatizzazione sociale, con impatti profondi sull’accesso a scuola, lavoro, sanità e servizi essenziali.

Negli ultimi anni, però, diversi territori hanno avviato percorsi di superamento dei campi e di desegregazione abitativa. Uno dei casi più significativi è quello del campo di Strada della Berlia a Collegno, chiuso definitivamente nell’estate 2023 (ma sarebbe più corretto dire “superato”)dopo un processo di accompagnamento, ricollocazione e co-progettazione con le famiglie che ha richiesto anni di lavoro intersettoriale. Un’ esperienza che mostra come sia possibile superare i campi in modo strutturale, sostenibile e non emergenziale, promuovendo inclusione e autonomia invece di nuove forme di segregazione.

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Breve storia del “campo nomadi” di Collegno

Per comprendere l’importanza del percorso, però, è utile iniziare facendo un passo indietro. La storia del campo di Strada della Berlia affonda le sue radici negli anni Settanta, quando alcune famiglie rom originarie dell’ex Jugoslavia iniziarono a stabilirsi nel territorio di Collegno. Il primo insediamento sorse in modo spontaneo e informale in via Don Milani, sotto forma di baracche e roulotte prive di servizi essenziali.

Successivamente, all’inizio degli anni Novanta, nel solco della legislazione regionale piemontese dell’epoca, l’amministrazione comunale progettò un insediamento formalizzato: 28 piazzole attrezzate, servizi igienici collettivi, un fabbricato per attività sociali, un’area giochi e un parcheggio. Il nuovo campo venne collocato in una zona periferica della Borgata Paradiso, al confine con Torino e vicino a un’area industriale, secondo una logica di separazione spaziale rispetto al resto della città. Nel 1995 venne stabilita la lista delle 29 famiglie aventi diritto, ciascuna delle quali contribuì economicamente alla realizzazione dell’insediamento con una quota di circa 8.000 euro. Il campo fu inaugurato nel 1997 e, nonostante fosse previsto esclusivamente come area di sosta per roulotte, negli anni si trasformò progressivamente in un villaggio stabile, con costruzioni in muratura e una popolazione che superò le 450 persone. La crescita del campo, però, non coincise con una sua maggior integrazione nel tessuto cittadino. Anzi, l’insediamento rimase per lungo tempo una realtà isolata, caratterizzata da criticità sociali, sovraffollamento e limitato accesso ai servizi.

Si arrivò così alla fine degli anni 2010: il campo di Strada della Berlia era diventato una realtà sempre più fragile. Nonostante gli interventi educativi e sociali attivati nel tempo, l’area mostrava segni evidenti di degrado e una marginalità strutturale che le politiche di gestione dei campi, per natura, non erano in grado di risolvere. Le infrastrutture si deterioravano, l’isolamento rispetto alla città rimaneva marcato e l’accesso ai servizi essenziali, dalla scuola alla sanità, continuava a essere ostacolato dalla posizione periferica e dalle condizioni stesse del campo. Era chiaro a tutti che quel contesto non poteva garantire stabilità, sicurezza e prospettive di autonomia.

Parallelamente, gli operatori sociali che da anni lavoravano a Collegno avevano maturato una consapevolezza sempre più netta: il modello dei campi non soltanto non favoriva l’inclusione, ma riproduceva dipendenza e esclusione. Le famiglie presenti non erano “nomadi”, né portatrici di esigenze diverse da quelle di qualsiasi altro nucleo in difficoltà abitativa. La maggior parte aveva cittadinanza italiana, figli stabilmente inseriti nella scuola, e una quotidianità da lavoratori precari o disoccupati in cerca di percorsi professionali. Continuare a relegarle in un insediamento monoetnico significava rafforzare una barriera simbolica e materiale con il resto della città.

Superare l’insediamento monoetnico: una sfida possibile

In questo clima, maturarono le condizioni per un cambiamento reale e iniziarono processi più strutturati di presa in carico. A partire dal 2015, un numero crescente di famiglie iniziò a uscire autonomamente dal campo attraverso l’accesso all’edilizia sociale. Nel 2019, gli abitanti erano scesi a 150, segnando l’inizio di una nuova fase: non più la gestione del campo come contenitore separato, ma l’avvio di una politica di superamento, orientata all’inclusione abitativa e alla chiusura definitiva dell’area. Le condizioni erano mature. Da un lato, nel 2020 l’amministrazione comunale assunse una posizione chiara: non si trattava più di mantenere il campo, ma di superarlo definitivamente attraverso un percorso programmato di ricollocazione. Dall’altro lato, il territorio disponeva già di un patrimonio prezioso: anni di lavoro continuativo da parte del Consorzio Ovest Solidale e della Cooperativa San Donato avevano costruito relazioni di fiducia con le famiglie, facilitando il passaggio da una logica assistenziale a una logica di inclusione. Questa base relazionale ha reso possibile affrontare la transizione non come imposizione dall’alto, ma come percorso condiviso, costruito insieme ai nuclei interessati. Infine, il contesto istituzionale regionale e metropolitano era favorevole. In più parti del Piemonte si iniziava a riconoscere la necessità di superare gli insediamenti monoetnici e di sperimentare forme nuove di housing sociale. Ciò aprì la strada al coinvolgimento di attori pubblici e privati, creando un’alleanza intersettoriale che accompagnò Collegno in tutte le fasi del processo.

Queste le tappe principali:

  • inizio del 2021: azione di ricollocamento dei nuclei al fine di accrescere l’inclusione e l’autonomia anche attraverso processi di responsabilizzazione sociale;
  • marzo – novembre 2022: programma “ACCEDER-E” di Invitalia che da una parte punta al miglioramento dell’occupabilità di soggetti ad alto rischio di marginalità e a una loro conseguente e progressiva integrazione nell’economia formale, dall’altra intende dotare i destinatari finali di conoscenze e competenze per favorire i processi di integrazione nelle comunità territoriali, l’orientamento, l’empowerment e l’inserimento attivo nel mercato del lavoro;
  • dicembre 2022: avviamento, da parte del Comune di Collegno, di una procedura per addivenire alla co-progettazione e realizzazione del progetto sperimentale “Abitare sociale”, con cui vengono individuati partners sia pubblici che del Terzo Settore che possano disegnare e realizzare un’evoluzione del sistema dell’abitare sociale della città di Collegno;
  • estate 2023: tutte le famiglie sono state trasferite in soluzioni abitative convenzionali.

Cosa significa superare un campo rom?

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