Campo rom di Castel Romano, storia e superamento di una delle baraccopoli più grandi di Roma
Per decenni la Capitale ha vissuto in equilibrio instabile con i suoi “campi rom”, simboli di esclusione e promesse mancate. Oggi il loro numero è drasticamente ridotto e il superamento della baraccopoli di Castel Romano segna un passaggio decisivo: 89 persone hanno già lasciato il campo per entrare in una casa popolare, mentre prosegue l’attuazione del piano comunale che punta a chiudere entro il 2026 uno degli insediamenti più grandi e controversi di Roma.
Nessuna città italiana ha avuto con i “campi rom” un rapporto tanto profondo e controverso quanto Roma. La Capitale è stata per decenni il principale laboratorio di questo modello abitativo segregante, arrivando a ospitare le baraccopoli più grandi e popolose del Paese. Nati negli anni Ottanta con l’obiettivo dichiarato (e più che discutibile) di garantire il “diritto al nomadismo”, i campi sono diventati nel tempo spazi di esclusione: luoghi separati, privi di servizi essenziali, in cui intere comunità rom e sinte sono state confinate ai margini della città. Nel 2010 gli insediamenti monoetnici formalmente riconosciuti a Roma erano 19, con circa 7.700 residenti. Oggi, dopo anni di politiche emergenziali e promesse disattese, la mappa è profondamente cambiata: nel 2025 restano solo cinque campi attivi (Salviati, Candoni, Gordiani, Castel Romano e Salone), per un totale stimato di 1.700 persone, a fronte di una riduzione del 77% rispetto a quindici anni fa. Questo calo, tuttavia, non racconta da solo la complessità del fenomeno. I processi di superamento, ancora in corso, rappresentano una sfida tanto amministrativa quanto culturale: spostare l’attenzione dal “campo” come spazio di emergenza al diritto all’abitare e all’inclusione sociale. È in questo contesto che si inserisce il percorso di chiusura della baraccopoli di Castel Romano, uno degli insediamenti più estesi e simbolici della Capitale.
Leggi anche l’approfondimento sui campi rom a Roma
Breve storia del campo rom di Castel Romano
La baraccopoli formale di Castel Romano – comunemente conosciuta come campo rom di Castel Romano – è stata per molti anni la più popolosa della Capitale, arrivando nel 2017 a ospitare 1.062 persone. Situata lungo la via Pontina, al civico 2051, nel IX Municipio, si trova al confine con il Comune di Pomezia e a circa 32 chilometri dal centro di Roma.
L’insediamento, esteso su una superficie di circa 4 ettari, è stato inaugurato nel 2005 dalla Giunta guidata dal sindaco Walter Veltroni per accogliere le famiglie sgomberate dall’insediamento di vicolo Savini. Tra il 2010 e il 2012, durante la Giunta di Gianni Alemanno, la baraccopoli è stata ulteriormente ampliata per ospitare comunità provenienti dagli insediamenti di La Martora e Tor de’ Cenci.
Le condizioni di vita all’interno del campo sono sempre state difficili: i container, spesso deteriorati, offrono spazi angusti e inadeguati, privi dei requisiti minimi di vivibilità.
Secondo l’ultimo censimento, realizzato nel 2024, la baraccopoli – articolata in due aree, l’area K (che insiste parzialmente su un terreno di proprietà privata) e l’area M – ospitava complessivamente 107 nuclei familiari, per un totale di 439 persone, di cui 211 minori. La maggior parte dei residenti è originaria dei Paesi dell’ex Jugoslavia.
Rom e sinti in Italia: chi sono e quanti sono?
Superare il campo rom di Castel Romano: il piano del Comune di Roma
Il 7 gennaio 2025 il Comune di Roma ha avviato una procedura pubblica per la realizzazione di 34 azioni di accompagnamento e inclusione sociale finalizzate al superamento definitivo della baraccopoli di Castel Romano. Il progetto, articolato in quattro lotti funzionali, prevede un periodo di intervento di 22 mesi, dal 1° marzo 2025 al 31 ottobre 2026.
I quattro lotti riguardano:
- servizi per la lotta all’antiziganismo, l’inclusione sociale e la promozione della salute;
- servizi per la regolarizzazione documentale;
- servizi per l’accesso all’istruzione, alla formazione e al lavoro;
- servizi di housing per il reperimento e la gestione degli alloggi.
Il piano si inserisce nel quadro del “Piano d’Azione Cittadino per il superamento del Sistema Campi 2023-2026” e rappresenta, secondo l’Amministrazione, un ulteriore passo avanti nel processo di chiusura degli insediamenti formali presenti sul territorio capitolino. Le azioni sono finanziate interamente con risorse PON Metro 2014-2020, per un importo complessivo di circa 2,4 milioni di euro.
Leggi di più sul superamento dei campi rom
Il superamento della baraccopoli di Castel Romano sta diventando realtà
Negli ultimi mesi, il percorso di superamento del campo rom di Castel Romano ha iniziato a tradursi in risultati concreti. Sono già 89 le persone che hanno lasciato l’insediamento (19 nuclei familiari) per trasferirsi in alloggi di edilizia popolare, avviando così una nuova fase della loro vita. Altre 5 famiglie, pari a 19 persone, risultano già assegnatarie di una casa ma vivono ancora nel campo a causa di problemi di natura logistica o amministrativa che ne ritardano il trasferimento. Attualmente, nel sito restano 259 residenti, ma la progressiva riduzione della popolazione e l’attivazione delle azioni previste dal Piano comunale rappresentano un segnale concreto di cambiamento: un passo avanti verso il definitivo superamento di una delle baraccopoli più estese e problematiche di Roma.
Leggi il report Bagliori di speranza, sulle condizioni di vita di rom e sinti in Italia
Precedente
Campi nomadi a Pavia: una storia che la città non riesce a superare
Successivo
Campo nomadi Ivrea, inizia il percorso per superare la macroarea di via della Fornace