Campo nomadi Ivrea, continua il percorso per superare la macroarea di via della Fornace
A Ivrea è iniziato il percorso di superamento della macroarea sinta di Strada Vicinale Cascine Forneris, uno degli insediamenti monoetnici più antichi del Piemonte. Il report dell’Associazione 21 luglio, che segue il percorso, fotografa una situazione complicata ma in miglioramento. All’interno del campo sono presenti 49 persone, di cui 11 minori. Secondo le tappe concordate, il superamento del campo dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre 2027.
Per oltre trent’anni, l’Italia ha gestito la presenza di comunità rom e sinte attraverso un modello abitativo unico nel panorama europeo: i “campi nomadi”. Nati tra gli anni Settanta e Ottanta, e poi consolidati da leggi regionali che intendevano “proteggere la cultura nomade”, questi insediamenti hanno tradotto in politica pubblica un equivoco profondo: l’idea che rom e sinti fossero, per natura, incapaci o non desiderosi di vivere in abitazioni convenzionali. La conseguenza è stata la creazione di spazi segregati e segreganti (baraccopoli, microaree, macroaree, centri di raccolta), progettati e regolamentati su base etnica, spesso collocati ai margini delle città e in deroga agli standard abitativi ordinari. Non è un caso che, nel 2010, l’European Roma Rights Centre abbia usato la definizione di Paese dei campi proprio in riferimento all’Italia. I numeri più recenti, elaborati dall’Associazione 21 luglio e presentati al Senato nella primavera del 2026, confermano una situazione in miglioramento ma su cui c’è ancora molto da fare. Sono circa 10.550 i rom e i sinti che vivono in insediamenti monoetnici formali, lo 0,02% della popolazione italiana: 4.900 sinti nelle 64 macroaree e 5.650 rom nelle 38 baraccopoli. Una minoranza che concentra le forme più estreme di deprivazione abitativa. Il Piemonte, dopo l’Emilia-Romagna, è la regione con più macroaree: 16, abitate da circa 1.300 sinti. Le presenze negli insediamenti sono calate di molto in vent’anni, tra il 54% e il 63% rispetto alla popolazione sinta stimata nel 2005 (tra 2.800 e 3.500 persone). Ma i percorsi di superamento sono appena due: quello di via Guerra, ad Asti, e quello di Ivrea.
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Storia e presente del campo sinti di Ivrea
La presenza dei sinti in Piemonte è documentata da secoli: la prima menzione risale al 1601, con un bando che ne ordinava l’espulsione. A Ivrea, negli anni Sessanta, le famiglie si spostano tra diversi quartieri della città, privilegiando Bellavista, il quartiere popolare costruito negli anni Cinquanta per gli operai della Olivetti. All’inizio degli anni Settanta il Comune le invita a trasferirsi temporaneamente in luoghi centrali ma privi di servizi, come l’attuale piazza del Mercato e un’area vicino al Cimitero. Nel 1975, sull’esempio di altre città italiane, Ivrea destina uno spazio periferico alla sosta di persone considerate “nomadi”: Strada Vicinale Cascine Forneris, 2. Il luogo ha un solo bagno. Negli anni successivi le famiglie, lasciate in isolamento e abbandono, cominciano a costruire strutture fisse, anche in muratura. La scelta non nasce da un’emergenza, ma da una precisa decisione urbanistica e politica, in linea con la Legge regionale piemontese 26 del 1993, che prevedeva “aree di sosta attrezzate per gli zingari”. Nel 2008-2009 il “Decreto emergenza nomadi”, esteso anche al Piemonte, aggiunge un clima di allarme sulla sicurezza. Dopo decenni di silenzio, l’insediamento finisce sulla cronaca nazionale il 23 marzo 2025, quando una troupe di “Fuori dal Coro” viene accerchiata e minacciata dai residenti, mentre indaga sul carattere abusivo di alcune abitazioni. I sinti che vivono qui sono cittadini italiani, e da cinquant’anni sono costretti a vivere in uno spazio definito e regolato in base alla loro appartenenza etnica.
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L’insediamento si trova nell’estrema periferia orientale di Ivrea, in area agricola, a circa 600 metri dalla piazza principale del quartiere San Giovanni. Oggi, all’anagrafe risultano 85 residenti, ma i sopralluoghi condotti tra il 15 gennaio e il 15 giugno 2026 hanno rilevato in modo stabile 49 persone: 38 adulti e 11 minori, riuniti in 19 nuclei familiari, di cui 5 formati da una sola persona. Quarantaquattro di loro sono regolarmente residenti nell’insediamento, cinque no. Con la Delibera n. 219 del 24 giugno 2026 la Giunta ha riconosciuto che l’insediamento da superare si compone esclusivamente di queste 49 persone, e ha chiesto a Polizia Municipale e Ufficio Anagrafe di verificare la posizione dei residenti non presenti nella mappatura, in vista di un’eventuale cancellazione anagrafica per irreperibilità. La comunità è giovane: l’età media è di circa 39 anni, contro i 49 della cittadinanza di Ivrea. La persona più piccola ha un anno, la più anziana 81.
Come si vive nella macroarea di Ivrea
Nell’insediamento ci sono 22 unità abitative, 20 abitate e 2 vuote. Di queste, 9 sono in muratura, 9 sono container, poi ci sono 1 prefabbricato in legno e 1 caravan. Sono tutte costruite e mantenute dai residenti, prive di fondamenta e, secondo quanto rilevato dall’Associazione 21 Luglio, sprovviste di idoneità alloggiativa. A queste si aggiungono una cucina comune, uno spazio per le feste, garage e ripostigli, e una zona per gli animali con box per cavalli e un pollaio. I servizi sono precari. La rete fognaria è una sola fossa imhoff, svuotata periodicamente a spese degli abitanti e non si sa se sia dimensionata per tutti. La corrente arriva da un unico allaccio con derivazioni verso ogni abitazione: non ci sono utenze private attive, quindi le famiglie non ricevono bollette, e gli impianti sono probabilmente non a norma. L’acqua arriva da un’unica fonte con derivazioni interrate, con i consumi a carico del Comune. Il suolo è in ghiaia e sterrato, e dopo le piogge si formano estese pozze. Accanto al campo c’è anche una cascina comunale diroccata, disabitata e in condizioni tali da costituire un pericolo.
Per quanto riguarda la frequenza scolastica degli11 minori (di cui uno è diventato maggiorenne subito dopo i rilievi), i dati disponibili parziali e riferiti al periodo settembre 2025 – aprile 2026 (circa 180 giorni di scuola). Il quadro che ne esce è di un’inclusione scolastica ancora fragile:
- i due bambini iscritti alla scuola dell’infanzia di Torre Balfredo hanno frequentato il 25% e il 34% dei giorni;
- i due alunni della classe quarta della primaria di Torre Balfredo il 22% e il 46%;
- i due ragazzi della seconda media “Arduino” il 53% e l’82%.
Inoltre, una minore di 17 anni non frequenta scuole superiori né professionali.
Dalle testimonianze di insegnanti e operatrici sociali emergono tre criticità:
- l’assenza di un rapporto strutturato e solido tra scuola e famiglie;
- un antiziganismo “velato e inespresso”;
- la scarsa conoscenza, da parte dei docenti, della “dimensione campo” in cui vivono gli alunni sinti.

Anche per gli adulti i titoli di studio sono bassi. La maggior parte ha la licenza elementare, in due soli casi è stato conseguito un titolo professionale o un corso di formazione, e tra le donne in particolare si sfiora il semi-analfabetismo. Molti uomini lavorano nel recupero di materiale ferroso, in autonomia o presso cooperative. Le donne hanno avuto solo impieghi sporadici nelle pulizie o nella grande distribuzione. Due nuclei fanno ristorazione ambulante in occasione di feste e sagre. Giovani e donne chiedono soprattutto aiuto per prendere la terza media, preparare un curriculum e accedere a programmi di inserimento lavorativo. Con l’accompagnamento dell’équipe sono state trovate due opportunità di lavoro, tra fine maggio e inizio giugno 2026. Almeno un ingresso è saltato per il comportamento del datore di lavoro.
Il superamento della macroarea di Ivrea: il progetto del Comune e il supporto dell’Associazione 21 Luglio
Per tutti questi motivi, il percorso di superamento della macroarea di Strada Cascina Forneris – via della Fornace rappresenta oggi uno dei passaggi più significativi nelle politiche locali di inclusione. Il Comune di Ivrea ha infatti scelto di non limitarsi alla logica della chiusura, ma di avviare un processo strutturato che accompagni le famiglie verso soluzioni abitative dignitose e non segreganti. A tal fine, l’amministrazione ha invitato l’Associazione 21 Luglio ad avviare gli interventi propedeutici all’applicazione del modello Ma.Rea., lo strumento che guida le amministrazioni verso un superamento reale, partecipato e sostenibile degli insediamenti monoetnici.
Tutto è iniziato il 5 e 6 novembre 2025, quando il modello Ma.Rea è stato illustrato all’Amministrazione comunale, alla stampa locale e ad alcuni stakeholder. Il 27 novembre il Comune ha incaricato l’Associazione 21 luglio di avviare la prima fase, a titolo gratuito e volontario e senza oneri per l’ente. A dicembre, con Determinazione n. 1125 (rinnovata a marzo 2026), ha affidato le attività sul campo alla cooperativa San Donato, sotto la supervisione della stessa 21 luglio. Da gennaio a giugno 2026 l’équipe ha fatto sopralluoghi con cadenza quindicinale, per mappare l’insediamento (anche con riprese da drone) e ascoltare chi gli ruota intorno, come dirigenti e insegnanti degli istituti scolastici frequentati dai minorenni, pediatra e neuropsichiatria infantile dell’ASL TO4, uffici comunali, forze dell’ordine, comitato di quartiere e commercianti di San Giovanni. Il 17 giugno è stato consegnato al Comune il report con la mappa, la numerazione delle abitazioni e l’elenco degli abitanti, seguito, una settimana dopo, dalla Delibera n. 219.
Il 6 e 7 agosto 2026 il Comune e 21 luglio hanno incontrato singolarmente le famiglie. Dei 19 nuclei convocati, 15 si sono presentati. A tutti è stato comunicato che il campo sarà superato in non meno di dodici mesi, e sono stati invitati a preparare l’ISEE e a valutare il bando per le case popolari. Diverse famiglie hanno detto di soffrire all’idea di lasciare un luogo che per decenni è stato la loro casa e in particolare due nuclei hanno sostenuto che la cultura sinta non preveda di vivere in abitazioni convenzionali. Nei sopralluoghi successivi alcuni abitanti che nei colloqui individuali si erano mostrati aperti sono diventati più restii. Le famiglie stesse hanno poi indicato quattro possibili strade: il ricongiungimento con parenti che vivono in abitazioni convenzionali, la domanda per un alloggio popolare, l’affitto per chi ha un contratto di lavoro regolare e l’acquisto di una cascina.
Cosa succede ora
Il report affida al Comune alcune raccomandazioni e indicazioni per il proseguo del percorso
- la data di chiusura del percorso di superamento, cioè il 31 dicembre 2027, con una proroga massima di tre mesi, da rendere pubblica con delibera di Giunta entro il 30 settembre 2026;
- il quadro dei costi per il 2027;
- una stima dei risparmi per la collettività, soprattutto sui costi di acqua ed elettricità;
- un piano di comunicazione con conferenze stampa ogni quattro mesi;
- la “modellizzazione” di Ivrea come primo tentativo strutturato in Italia di superare un insediamento sinto con il modello Ma.Rea.
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