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Campi nomadi a Pavia: una storia che la città non riesce a superare

Da Piazza Europa a Via del Bramante fino al nuovo progetto di Bivio Vela, Pavia resta legata a un modello di gestione separata delle comunità sinte, nonostante le politiche nazionali puntino al superamento definitivo dei “campi”.

A Pavia, la presenza delle comunità rom e sinte è parte della storia urbana da decenni. Oggi, circa quattrocento persone vivono stabilmente in città, distribuite principalmente nei campi di Piazza Europa e di Via del Bramante, nati rispettivamente nel 1984 e nel 2002. Nonostante il tempo trascorso e l’evoluzione delle politiche nazionali verso modelli di inclusione diffusa, la mentalità dei “campi” continua a sopravvivere: spazi separati, pensati come soluzione definitiva ma divenuti nel tempo luoghi di marginalità e segregazione. Già nel 2022, il Comune aveva ipotizzato di realizzare un nuovo insediamento destinato alle famiglie sinte in un’area comunale, progetto poi accantonato dopo le prime critiche. Oggi, un piano analogo torna al centro del dibattito: la proposta di costruire a Bivio Vela, nella periferia orientale del capoluogo lombardo, un nuovo “campo sinti” in cui trasferire le oltre duecento persone che da più di quarant’anni vivono a Piazza Europa. Un’iniziativa che, agli occhi delle associazioni per i diritti umani, rappresenta l’ennesimo segnale di quanto, a Pavia, l’idea di “superare i campi” sia ancora lontana dall’essere compresa davvero.

Il “campo nomadi” di Piazza Europa

Sorto nel 1984 alla periferia nord di Pavia, il campo di Piazza Europa è uno degli insediamenti per famiglie sinte più longevi d’Italia. Ospita oggi circa 265 persone, appartenenti quasi tutte alla stessa comunità, che qui vivono da generazioni. Nato come soluzione temporanea, negli anni si è trasformato in uno spazio stabile ma isolato, segnato da condizioni abitative precarie, scarsa manutenzione e limitato accesso ai servizi di base. Nel corso degli anni, diversi progetti comunali si sono alternati con l’obiettivo di migliorarne le condizioni o di superarlo, senza tuttavia modificare la logica di fondo: quella di un luogo separato, pensato “per i sinti” e non con i sinti.

L’insediamento formale di via del Bramante

Più recente ma non meno problematico, l’insediamento di Via del Bramante è stato aperto nel 2002 come “macroarea” destinata a circa 130 persone di etnia sinti. Situato nella zona ovest della città, dove le infrastrutture e i collegamenti sono scarsi, il campo è nato con l’intento di offrire un contesto più ordinato rispetto a Piazza Europa, ma nel tempo ha finito per replicarne le criticità: separazione fisica dal tessuto urbano, assenza di reali percorsi di inclusione e una gestione prevalentemente assistenziale. Anche qui, nonostante l’impegno di alcune realtà sociali e scolastiche, la vita quotidiana è segnata da precarietà e distanza, simbolo di una politica che continua a trattare la questione sinta come un problema da contenere, più che una realtà da integrare.

Rom e sinti in Italia

I progetti di nuovi “campi sinti”: la soluzione Bivio Vela del 2025

Negli ultimi anni, il Comune di Pavia ha più volte ipotizzato la costruzione di un nuovo insediamento destinato alle famiglie sinte. Un primo tentativo risale al 2022, quando si parlò della creazione di un’area attrezzata per il trasferimento di alcune famiglie residenti nel campo di Piazza Europa, progetto poi mai realizzato.

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Nel 2025, la proposta è tornata in forma più definita con l’individuazione di un terreno di circa 8.600 metri quadrati in località Bivio Vela, alla periferia est della città, nei pressi della Tangenziale. Qui il Comune intende trasferire una quarantina di persone, parte della comunità oggi residente a Piazza Europa, nell’ambito di un piano di riqualificazione urbana che coinvolge anche le aree dell’ex Gasometro e dell’ex piscina comunale.

L’intervento prevede lavori di urbanizzazione primaria e secondaria per un costo complessivo di circa un milione di euro. Presentato come un progetto di risanamento e miglioramento delle condizioni abitative, il piano di Bivio Vela mantiene tuttavia la logica di un insediamento separato, riservato esclusivamente a famiglie sinte, con costi pubblici elevati rispetto alle soluzioni abitative ordinarie e con il rischio di perpetuare un modello ormai considerato superato a livello nazionale ed europeo.

La riproposizione di un modello superato

Di fronte al nuovo progetto, Associazione 21 luglio ha espresso una ferma contrarietà, definendo la costruzione di un insediamento riservato esclusivamente a famiglie sinte una scelta anacronistica e discriminatoria. La realizzazione di “campi” monoetnici, a livello internazionale, è infatti da tempo considerata antieconomica, antistorica e lesiva dei diritti umani.

Sul piano economico, le ricerche condotte dall’associazione mostrano che la creazione di un nuovo campo comporta costi almeno sette volte superiori rispetto a quelli di un percorso di inclusione abitativa ordinaria. Ma, soprattutto, il modello stesso dei campi è da anni superato dalle politiche nazionali ed europee: la Strategia Nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, adottata nel 2021 dall’UNAR, individua infatti nel superamento degli insediamenti segreganti una priorità, riconoscendo che la “politica dei campi” ha generato essa stessa marginalità e esclusione sociale.

Per questo, l’associazione ha inviato una segnalazione all’UNAR, chiedendo di valutare il possibile profilo discriminatorio della decisione del Comune di Pavia. Allo stesso tempo, ha offerto la propria disponibilità a un confronto diretto con l’Amministrazione per illustrare buone pratiche già sperimentate in altri territori, dove il superamento dei campi ha lasciato spazio a percorsi di abitare diffuso, partecipato e realmente inclusivo.

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