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“Campo rom” di Chiesa Rossa a Milano, un esempio di superamento riuscito

l superamento dell’area autorizzata di via della Chiesa Rossa rappresenta uno dei passaggi più significativi nelle politiche abitative e di inclusione sociale del Comune di Milano. L’articolo ricostruisce la storia e la composizione dell’insediamento, approfondisce il percorso di accompagnamento sociale che ha portato al trasferimento delle famiglie verso soluzioni abitative temporanee e analizza il significato di questo processo nel quadro più ampio del superamento dei “campi rom” in Italia, secondo la prospettiva dell’Associazione 21 luglio.

Per oltre venticinque anni l’area autorizzata di via della Chiesa Rossa ha rappresentato una delle principali soluzioni abitative dedicate alle comunità rom a Milano. Oggi il suo superamento segna un passaggio significativo nelle politiche urbane della città: non una semplice chiusura, ma un percorso graduale di accompagnamento sociale e transizione verso soluzioni abitative ordinarie. L’esperienza offre uno spaccato concreto su cosa significhi trasformare un modello fondato sulla segregazione in un percorso orientato all’inclusione e ai diritti.

Via della Chiesa Rossa 351: storia e composizione di un’area autorizzata

L’area di via della Chiesa Rossa 351, nel Municipio 5 di Milano, nasce nel 1999 come “area autorizzata” destinata a nuclei rom, in prevalenza provenienti dall’ex Jugoslavia. Nel tempo è diventata uno dei principali insediamenti formali della città, arrivando a ospitare 233 residenti, in una configurazione definita di “macroarea”, con moduli abitativi e spazi comuni regolamentati dal Comune. Come molte altre aree autorizzate sorte in Italia tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, anche Chiesa Rossa rappresentava una risposta amministrativa emergenziale e separata rispetto all’ordinario sistema abitativo pubblico. La permanenza prolungata nel tempo ha prodotto una stabilizzazione anagrafica e relazionale: famiglie con minori inseriti nelle scuole del territorio, situazioni di fragilità sanitaria ed economica, nuclei che nel frattempo hanno costruito legami sociali nel quartiere. Tuttavia, la natura stessa dell’area (segregata, con regole proprie e un regime abitativo distinto da quello ordinario) ha contribuito a segnare una netta distanza rispetto ai percorsi di piena inclusione abitativa e sociale.

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Il percorso di superamento del “campo”: accompagnamento sociale e soluzioni abitative temporanee

È su questo sfondo che si inserisce il percorso di superamento del campo di Chiesa Rossa avviato dal Comune di Milano e impostato come un processo graduale, fondato sull’accompagnamento sociale individualizzato e sull’offerta di Soluzioni Abitative Temporanee (SAT), con l’obiettivo di garantire una transizione ordinata verso percorsi di autonomia.

Il primo passaggio ha riguardato la convocazione di 73 nuclei familiari per un colloquio conoscitivo. Di questi, 60 si sono presentati e sono stati valutati dai servizi sociali in relazione a bisogni, risorse e prospettive. L’esito è stato il seguente:

  • 45 nuclei sono stati considerati “fragili” per la presenza di minori, disabilità, vulnerabilità economica o assenza di alternative abitative;
  • 11 sono risultati non fragili;
  • 4 hanno dichiarato di disporre di un’abitazione autonoma da attivare una volta superato l’insediamento.

Sulla base di questa valutazione, i 44 nuclei fragili sono stati riconvocati per la presentazione delle proposte di Soluzione Abitativa Temporanea. Le SAT prevedono l’assegnazione di un alloggio transitorio, regolato da un contratto e da un patto di servizio, e consentono alle famiglie di partecipare ai bandi per l’assegnazione di alloggi SAP con un punteggio più alto. Durante i colloqui, gli operatori hanno illustrato nel dettaglio regole, tempi di permanenza, opportunità di inserimento sociale e misure di supporto previste. Dei nuclei convocati, 36 hanno accettato, sottoscrivendo domanda e patto di servizio, 4 hanno rifiutato e 4 non si sono presentati. Ad oggi, tra coloro che hanno accettato, 33 famiglie hanno firmato il contratto di locazione transitoria e ricevuto le chiavi dell’appartamento. In generale, la situazione resta dinamica: alcuni nuclei inizialmente contrari hanno successivamente espresso la volontà di aderire al percorso- Il dato più importante, però, è che il superamento non si è configurato come uno sgombero, ma come un processo scandito da fasi di ascolto, valutazione e contrattualizzazione, con un ruolo attivo dei servizi sociali nel monitoraggio e nel sostegno delle famiglie.

Oltre Chiesa Rossa: il superamento dei campi nella prospettiva dell’Associazione 21 luglio

Un approccio perfettamente in linea con quello dell’Associazione 21 luglio, che considera il superamento dei campi rom come un passaggio necessario e non più rinviabile nelle politiche urbane italiane. I “campi”, siano essi formali o informali, sono stati per decenni strumenti di gestione separata della presenza rom, fondati su una logica etnica e non su criteri ordinari di diritto all’abitare. In quest’ottica, superare un campo non significa semplicemente chiudere un’area, ma smantellare un modello: quello dell’insediamento monoetnico, segregato e amministrato come eccezione permanente. Per questo motivo, per essere coerente con una prospettiva di diritti, il superamento deve evitare sia la logica emergenziale dello sgombero, sia la riproduzione di nuove forme di concentrazione abitativa. Deve invece tradursi in accesso alle politiche ordinarie (edilizia pubblica, mercato privato, sostegni all’autonomia) sulla base di criteri sociali e non identitari. A tal fine, l’Associazione ha elaborato il cosiddetto modello MA.REA.

L’esperienza di via della Chiesa Rossa offre elementi utili di riflessione: centralità dell’accompagnamento sociale, attenzione alla fragilità, utilizzo di soluzioni transitorie come ponte verso l’abitare stabile. La sfida è che questi percorsi non restino episodici, ma diventino parte strutturale delle politiche pubbliche, con l’obiettivo di chiudere definitivamente la stagione dei “campi” e affermare un principio semplice: il diritto all’abitare non può essere organizzato per appartenenza etnica, ma per bisogni e diritti individuali.

Leggi il report sulle condizioni di vita di rom e sinti in Italia

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