Il caso Omerovic, 3 anni alla ricerca di verità e giustizia contro la discriminazione
A tre anni dai fatti di Primavalle, il caso di Hasib Omerovic arriva finalmente a processo. Il Tribunale di Roma ha rinviato a giudizio un agente di polizia e disposto il rito abbreviato per altri due. Senza il sostegno dell’Associazione 21 luglio, che ha seguito e dato voce alla famiglia fin dall’inizio, la vicenda avrebbe rischiato di scomparire nel silenzio.
Il 17 ottobre 2025 il Tribunale di Roma ha ulteriormente posticipato (a gennaio 2026) l’udienza preliminare che deve decidere sul rinvio a giudizio o meno per il poliziotto Andrea Pellegrini, accusato di tortura e falso aggravato nel caso di Hasib Omerovic, gravemente ferito durante un controllo. È l’ultimo sviluppo di una vicenda lunga e dolorosa, che senza l’impegno costante dell’Associazione 21 luglio sarebbe già stata dimenticata. Dopo la caduta di Hasib Omerovic dalla finestra della sua abitazione il 25 luglio 2022, la sua famiglia (rom, con due figli disabili) è rimasta per settimane senza casa, costretta a dormire in auto. L’Associazione 21 luglio ha preso in carico la situazione, garantendo un sostegno concreto: ha accompagnato la famiglia in un percorso di ricollocazione in un alloggio popolare, l’ha seguita sul piano umano e sociale e ha individuato due avvocati che hanno deciso di assisterla a titolo gratuito. Allo stesso tempo, l’Associazione ha portato il caso all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica, organizzando due conferenze stampa presso la Camera dei deputati e promuovendo un appello nazionale per chiedere verità e trasparenza.
L’inizio del caso Omerovic: un ragazzo rom con disabilità “cade” dalla finestra
È la mattina del 25 luglio 2022 quando, in un appartamento di via Gerolamo Aleandro, nel quartiere romano di Primavalle, si consuma una vicenda tragica, destinata a diventare un caso nazionale. Quattro persone in borghese, qualificatesi come agenti della Polizia di Stato, fanno ingresso, senza mandato, in un’abitazione popolare dove vive la famiglia Omerovic, di origine rom, composta dai genitori e tre figli, due dei quali con disabilità. L’intervento è motivato da alcune segnalazioni sui social relative a presunti comportamenti molesti di uno dei figli, Hasib Omerovic, 36 anni, sordo dalla nascita. Si tratta però essenzialmente di voci mai verificate né supportate da denunce formali. Al momento dell’ingresso delle forze dell’ordine, in casa Omerovic, ci sono solo lo stesso Hasib e la sorella. Pochi minuti dopo, il corpo di Hasib giace sull’asfalto: è precipitato dalla finestra della sua stanza, dal secondo piano. Viene ricoverato d’urgenza in coma al Policlinico Gemelli, dove resterà per mesi, riportando danni neurologici permanenti.
Le indagini e l’accusa di tortura
Alcuni giorni dopo, il 5 agosto 2022, la famiglia presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, che apre un fascicolo con l’ipotesi di tentato omicidio. Gli accertamenti porteranno, nei mesi successivi, alla contestazione di tortura e falso ideologico nei confronti di quattro agenti del commissariato di Primavalle. Secondo l’accusa, durante l’attività di identificazione, l’allora assistente capo Andrea Pellegrini avrebbe esercitato su Hasib “plurime e gravi condotte di violenza e minaccia”, tali da provocargli un trauma psichico e indurlo a scavalcare la finestra nel tentativo di fuggire. Gli altri due agenti, Alessandro Sicuranza, Fabrizio Ferrari e Maria Rosa Natale, avrebbero poi omesso di riferire la verità nei verbali di servizio. All’interno dell’abitazione furono rinvenuti il manico di una scopa spezzato e tracce di sangue su vestiti e lenzuola.
Nei mesi successivi all’episodio, il caso approda in Parlamento grazie a un’interrogazione del deputato Riccardo Magi, che chiede chiarezza sulle modalità dell’intervento e sulle misure adottate nei confronti dei responsabili. Il 18 novembre 2022, il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni riferisce che la Procura di Roma ha avviato un procedimento penale per tortura, falso ideologico e false informazioni al pubblico ministero, delegando le indagini alla Squadra Mobile. A livello amministrativo vengono disposti alcuni trasferimenti e l’avvicendamento del dirigente del distretto, ma non misure cautelari nei confronti degli agenti coinvolti. Una scelta che suscita preoccupazione tra le organizzazioni per i diritti umani, per il rischio di trasmettere un segnale di impunità in presenza di accuse così gravi.
Nel 2024, dopo due anni di indagini, la Procura chiede il rinvio a giudizio per tre agenti con l’accusa di tortura e falso aggravato. L’udienza preliminare, inizialmente prevista per ottobre, viene rinviata più volte: febbraio 2025, ottobre 2025, gennaio 2026. Il tribunale accoglie la richiesta dei legali della famiglia di citare il Ministero dell’Interno come responsabile civile, riconoscendo che lo Stato potrà essere chiamato a rispondere dei danni subiti da Hasib. Nel frattempo, uno degli agenti indagati, Fabrizio Ferrari, sceglie di collaborare e di patteggiare. Gli altri tre restano imputati.
Un percorso di verità e giustizia
Oggi, il processo è in corso. La famiglia di Hasib, sostenuta da organizzazioni, come l’Associazione 21 Luglio, esponenti politici e avvocati, continua a chiedere verità e giustizia per quanto accaduto quella mattina d’estate. Il loro percorso rappresenta anche una battaglia più ampia per la tutela dei diritti fondamentali e contro ogni forma di abuso e discriminazione. La vicenda Omerovic non riguarda solo l’accertamento delle responsabilità individuali, ma chiama in causa la trasparenza e l’etica delle forze dell’ordine. Resta aperta la domanda su come sia possibile che un intervento privo di mandato, basato su voci non verificate, si sia trasformato in una tragedia che ha devastato la vita di un uomo disabile e della sua famiglia. Al centro del dibattito c’è anche il tema delle discriminazioni multiple: Hasib è rom, ha una disabilità ed è povero. Tre fattori che spesso concorrono a determinare invisibilità e pregiudizio.
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