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Sgombero di un ”campo rom” a Magliana, ruspe sulle famiglie con i fondi del Giubileo

Sgomberate cinque abitazioni in un campo rom informale nel Parco della Magliana, a Roma. 14 persone, tra cui 6 bambini, sono state costrette ad abbandonare l’area senza alcun preavviso. L’operazione, finanziata con fondi del Giubileo e portata avanti dalla Regione Lazio, ha sollevato dure critiche da parte dell’Associazione 21 luglio, della Parrocchia locale e del Comitato di Quartiere, che denunciano la violazione dei diritti umani e chiedono l’immediata sospensione degli abbattimenti. Anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), Tribunale internazionale con sede a Strasburgo, è intervenuta, formulando al governo italiano richieste in merito alla situazione degli abitanti e, in particolare, chiedendo se e quale sistemazione abitativa alternativa fosse stata offerta, tenuto conto della presenza di persone vulnerabili.

5 abitazioni abbattute, 14 persone costrette ad andarsene senza alcun preavviso, tra cui 6 bambini. È quanto accaduto il 25 luglio 2025 nell’area del Parco della Magliana, nei pressi del Viadotto, in uno degli insediamenti informali della zona, abitato, dal 2018, da una comunità di 39 persone, tra cui 19 minori. Si tratta di famiglie pienamente integrate nel quartiere e seguite da tempo dalla Parrocchia di San Gregorio Magno e dal Nuovo Comitato di Quartiere Magliana in un percorso di inclusione sociale. Un’evidenza positiva che però non ha fermato le ruspe. Lo sgombero è parte di un intervento più ampio denominato “Manutenzione e rifunzionalizzazione del sistema di paratoie in zona Magliana – Marconi”, finanziato con due milioni di euro provenienti dal fondo giubilare e attuato dalla Regione Lazio. Una contraddizione stridente, secondo l’Associazione 21 luglio, che denuncia con forza il carattere arbitrario e brutale dell’operazione.

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Nessuna garanzia e nessuna alternativa per gli abitanti della baraccopoli della Magliana

Nel corso dell’intervento non sono state rispettate le garanzie minime previste dal Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali: nessuna consultazione preventiva con le famiglie, nessuna valutazione di soluzioni alternative allo sgombero, nessun preavviso congruo, nessuna considerazione per le condizioni climatiche. Uomini, donne e bambini sono stati costretti ad abbandonare le abitazioni improvvisamente, senza poter mettere al sicuro beni e oggetti personali, e oggi si trovano in una condizione di vulnerabilità ancora maggiore. A rendere ancora più grave quanto accaduto è l’origine dei finanziamenti che sostengono l’operazione: quei fondi giubilari che, secondo la Bolla di indizione firmata da Papa Francesco, dovrebbero servire a rispondere alla sofferenza degli esclusi. “Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso […]. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli”, ricordava il Papa nel maggio 2024.

L’appello dell’Associazione 21 Luglio: fermare le ruspe, trovare soluzioni

Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio, l’intervento rappresenta “un’azione di forza disumana, lesiva della dignità umana e profondamente ipocrita”. Da qui la richiesta urgente alla Regione Lazio di interrompere immediatamente gli abbattimenti e di individuare soluzioni abitative per le cinque famiglie rimaste senza casa, oggi costrette a vagare prive di mezzi e protezione. “Nelle prossime ore “, aggiunge Stasolla, “avvieremo tutte le procedure necessarie, anche in sede internazionale, per denunciare l’accaduto e scongiurare nuovi attacchi alla sicurezza e all’incolumità di chi è rimasto. Tra loro ci sono neonati, donne in gravidanza, persone con patologie gravi”. Stasolla ha infine condannato con fermezza l’uso del termine “bonifica” per riferirsi allo sgombero di persone, considerandolo un esercizio semantico pericoloso, che legittima pratiche disumane. E che deve essere respinto con decisione». Per tutti questi motivi, l’Associazione 21 luglio, insieme alla Parrocchia e al Comitato di Quartiere, continuerà a restare al fianco delle famiglie ancora presenti nell’area della Magliana. Vigilerà su eventuali nuove violazioni e sosterrà ogni proposta istituzionale che abbia come obiettivo il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali di tutte e tutti.

Il ricorso contro la Regione Lazio

L’Associazione ha inoltre deciso di presentare un ricorso d’urgenza contro la Regione Lazio presso il Tribunale di Roma, insieme ad alcune famiglie colpite dallo sgombero. Nel ricorso si chiede l’immediata sospensione delle operazioni di allontanamento, in quanto lesive di diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dalle norme internazionali. L’iniziativa punta a tutelare la continuità scolastica dei minori, la salute delle persone fragili e il diritto all’abitare, denunciando l’assenza di qualunque misura di ricollocamento e la violazione delle garanzie previste in materia di sgomberi forzati.

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La richiesta di chiarimento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Il 18 agosto, ai è pronunciata sul caso dello sgombero a Magliana anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), chiedendo al Governo italiano se e quali soluzioni abitative alternative siano state offerte alle famiglie sgomberate, con particolare attenzione alla presenza di persone vulnerabili tra cui minori, donne in gravidanza e soggetti con patologie.

La richiesta è arrivata dopo che alcuni abitanti dell’insediamento, con il supporto dell’Associazione 21 luglio e della Rule 39 Pro Bono Initiative, avevano presentato un ricorso d’urgenza lamentando la violazione dell’articolo 3 della Convenzione, che tutela dal trattamento inumano e degradante. Secondo i ricorrenti, l’assenza di alternative al forzato allontanamento li ha costretti a vivere in condizioni indegne, aggravando la loro vulnerabilità.

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